Al destino incerto dell'Europa è dedicata una parte importante degli appuntamenti in programma a Festivaletteratura 2019.
«Sono semplicemente andato a Norcia »; ha esordito così Paolo Rumiz scherzando, ma restando comunque colpito dai numerosi applausi ricevuti al suo arrivo sul palco di Palazzo San Sebastiano per narrare cosa significhi viaggiare lungo la faglia che due anni fa ha scosso le terre appenniniche: dietro a quel viaggio apparentemente comune nel centro-Italia si nasconde in realtà una dimensione profondamente interiore e riflessiva.
«Avevo l'animo diviso fra la magnificenza del paesaggio appenninico e il cuore pesante per le scosse inflitte a queste popolazioni montanare», confessa Rumiz all'inizio del suo racconto. Immerso nella bellezza dei paesaggi della piana di Castelluccio in fiore, lo scrittore triestino confessa di essersi poi diretto verso Norcia. E qui, Rumiz è rimasto colpito da un dettaglio importante: nel caos della distruzione e della desolazione del sisma, incontra, inerte e intatta accanto alla Chiesa madre di Norcia, la statua di San Benedetto patrono d'Europa.
«Pensavo a tutto fuorché a Benedetto », sostiene Rumiz. Una serie di domande iniziano quindi ad affollare la mente dello scrittore: «Chi era quell'uomo? A me che amo l'Europa più di me stesso cosa indicava tutto questo? Che l'ideale europeo stava finendo? Oppure un altro pensiero, che nonostante tutto la Regola è ancora valida, nonostante l'affievolirsi dell'ideale europeo ».
https://twitter.com/feltrinellied/status/1170051648909193218
Il viaggio di Rumiz è cominciato da qui, da questa chiamata, quasi una vocazione per un uomo di frontiera come lo scrittore triestino. Il suo percorso si snoda dunque fra monasteri e abbazie benedettine in tutta Europa. Un percorso carico di una immensa ricchezza e pluralità, perché «ogni monastero è l'espressione dei luoghi che partono dal basso, non è una ripetizione di qualcosa calato dall'alto. Ogni monastero ha la sua natura. Non somigliano fra di sè». Ecco lo spirito europeo, l'unità nella diversità . Da questo e da altri semplici gesti e incontri riparte Rumiz alla riscoperta dell'anima europea.
E «da dove se non dall’Appennino, mondo duro abituato da millenni a risorgere dopo ogni terremoto, poteva essere venuta, millecinquecento anni fa, quella formidabile spinta alla ricostruzione dell’Europa? Quanto era conscia l’Italia di questa sua centralità nel destino del continente?». I benedettini, fedeli alla Regola del ora et labora , erano « uomini di azione, non mistici », persone capaci di ricostruire un'Europa in preda alle rovine della caduta dell'Impero romano, di nobilitare il lavoro pur relativizzandolo anche verso qualcosa di alto. Alternando il racconto del suo incontro con un monaco del monastero bavarese di San Ottilien a quello della scoperta del monastero femminile di Viboldone, che è « la dimensione più perfetta dell'accoglienza» , attraverso un racconto coinvolgente, appassionato e profondamente riflessivo la lezione dei seguaci di san Benedetto aiuta a riscoprire i valori dell'ascolto, della condivisione e dell'accoglienza.
https://twitter.com/feltrinellied/status/1170053961224794115
«È Benedetto che trasforma l' hostis in hostes , il nemico in ospite». Valori che per l'autore sembrano essersi impoveriti nell'Europa di oggi. In un'Europa lacerata da tensioni e conflitti, minata nelle sue fondamenta da populismi e sovranismi, riscoprire l'insegnamento del santo di Norcia invita pertanto a riflettere sulla nostra contemporaneità. Un filo infinito dunque attraversa i secoli, un filo che nasce dalle macerie di una terra oggi abbandonata e desolata ma che rappresenta il vero cuore pulsante d'Europa. Passione europea e sismicità appenninica si uniscono per continuare a sognare, nonostante tutto, «un'Europa giovane e appassionata, che sogna, viaggia, lavora, resiste, combatte».
Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:
Evento
10
“Sintomatologia della crisi” - Pensieri in comune mercoledì 4 ore 21.00
“Terra mediterraneo”
- Evento
17
“Quando l’URSS faceva cultura” - Evento
31
“De la terre des pleurs un grand vent s'éleva” - Evento
35
“Sotto la luna di Beirut” - Evento
36
“La pagina bianca a volte è il mio nemico” - Evento
37
“Dare voce alla storia africana” - Evento
41
“Da dove nasce la crisi europea” - Evento
45
“Trovare la luce nelle tenebre” - Evento
46
“Astrid Lindgren: la vita è una favola amara” - Evento
47
“I miei personaggi mi rincorrono” - Evento
51
“Il fascismo storico” - Evento
60
“Il re dell’Atlantico” - Evento
67
“Messia e Rivoluzione” - Evento
68
“La bandiera del mio paese ha due colori” - Evento
70
“Una storia intima del nazismo” - Evento
77
“Il ricordo e il labirinto” - Evento
85
“Tra le gole dell’Armenia” - Evento
95
“Trafficanti di essere umani” - Evento
96
“Il pericolo di ideologia come alibi” - Evento
116
“La guerra, la scrittura, le donne” - Evento
119
“Da Norcia all’Europa” - Accento venerdì 6 ore 22.00
“Gran Cabaret socialista”
- Evento
136
“Giocare con la narrazione” - Evento
153
“La storia si ripete?” - Evento
159
“Mondi separati dentro le città” - Evento
169
“Allons enfants” - Evento
203
“I barbari che siamo, i romani che non siamo” - Evento
213
“Come Davide contro Golia” - Read on domenica 8 ore 15.00
“EU dreamers”
- Evento
221
“Il nome necessario”.