Qual è il ruolo dell’architettura di fronte a un genocidio? È questa la domanda che ha guidato la carriera di Eyal Weizman, architetto israeliano, fondatore di Forensic Architecture, nonché autore di saggi sull’argomento, tra cui il suo ultimo, Ungrounding. Architettura del genocidio, nel quale traccia una linea del tempo che parte dal ’48 per arrivare al presente per elaborare una ricostruzione della distruzione del patrimonio architettonico palestinese.
Intervistato da Nicolò Porcelluzzi in occasione del Festivaletteratura, Weizman ha ripercorso i tre nuclei che compongono il suo saggio: Suolo, che parte dalla Nakba del 1948 e descrive l’espropriazione delle terre palestinesi per la costruzione dello stato di Israele, Sottosuolo, che descrive gli avvenimenti dal 1967 al 7 ottobre 2023, e Tabula Rasa, che invece racconta gli eventi degli ultimi tre anni. Questi tre sviluppi del genocidio palestinese sono accomunati, dice Weizman, da un’unica intenzione, quella di spingere la popolazione della Palestina oltre la porta del deserto di Gaza, il Wadi Gaza, la linea geografica, metereologica e teologica che separa i territori verdi dal deserto del Sinai e, contestualmente, distruggere ogni traccia del passato palestinese in modo da cancellarne la memoria.
Weizman, facendo riferimento alle teorie di Raphael Lemkin, ha spiegato come l’architettura sia il guscio, la protezione dell’essere umano, ciò che permette la vita e l’evoluzione della società.
Tetti, pavimenti, scuole, ospedali, l’intera infrastruttura degli insediamenti umani rappresenta la possibilità per la vita di continuare ad esistere
e, proprio per via della distruzione sistemica del sistema architettonico, le Nazioni Unite riconoscono lo stato di genocidio a Gaza. Israele non sta solo uccidendo dei singoli esseri umani, ma sta distruggendo ogni ipotesi di ricostruzione della vita palestinese. L’architettura moderna è una macchina per vivere, il genocidio distrugge le condizioni che permettono la vita.
Weizman, insieme al gruppo di Forensic Architecture, si è occupato e si sta occupando di ricostruire la Palestina che si è andata perdendo a partire dal ’48 tramite i ricordi dei luoghi di chi ha vissuto ed è sopravvissuto alla Nakba. La memoria umana è strettamente collegata ai luoghi in cui si sono avute le proprie esperienze, e la loro perdita implica la perdita della memoria stessa. Attraverso dei modelli 3D, Forensic Architecture si occupa di ricostruire quei luoghi per preservane la memoria e le memorie che ad essi sono legate, combattendo la distruzione, l’ungrounding della Palestina ad opera di Israele.