François Burkhardt , architetto di rilevanza internazionale, è da sempre alla ricerca di un rinnovamento che non riguardi la sola fase progettuale di un’opera, ma anche le riviste e le istituzioni culturali attorno all’architettura. Il suo ultimo volume, Dalla certezza all’incertezza , non è una vera e propria autobiografia, ma un racconto per frammenti sul suo modo di muoversi nel mondo dell’architettura.
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Da giovanissimo si innamora di questa disciplina, anche grazie alla lettura di una dispensa regalatagli da uno zio avvocato interessato alle arti. Inizia come disegnatore edile – e afferma che ancora oggi gli sembra una buona pratica per chi si avvicina a questo mondo – e nel frattempo continua a leggere, scoprire, rafforzare la propria passione. «Non è una cosa straordinaria, ma molto normale», dice al riguardo, e sottolinea la necessità della lentezza nello studio, in totale contrasto con l’«istantaneo» dominante oggi.
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Oltre alla professione cui si è dedicato alcuni anni con la moglie Linda, ha insegnato in Francia, Germania, Italia (a Firenze e Siena) e Austria ed è un grande conoscitore della cultura del nostro continente, al punto che Alessandro Mendini l’ha definito il «ministro della cultura europea». Dopo aver lavorato presso istituzioni di Amburgo e Berlino, è divenuto direttore del Centro di Creazione Industriale del Centre Georges Pompidou di Parigi, dove si è occupato della creazione della collezione di architettura e design. Pensa sempre al centro non come ad un luogo di conservazione, bensì di elaborazione di fatti nuovi - infatti ha lavorato anche con il regista e drammaturgo statunitense Bob Wilson in un allestimento che integrava architettura e cinema, con il coinvolgimento diretto dello spettatore.
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Burkhardt ha anche diretto la nota rivista Domus : oggi si dice molto preoccupato dalla crisi in cui versano tutte le riviste del settore, spesso accomunate da una scarsa specializzazione in un certo ambito e prive di interventi di grandi personalità – come invece si trovano nelle riviste letterarie.
Tanto nel suo studio quanto nella direzione delle istituzioni culturali, François Burkhardt concepisce l’architettura come risposta a bisogni collettivi, per questo presta grande attenzione alla psicologia degli spazi e ai comportamenti delle persone. In questo, il suo maestro è stato Alvar Aalto, creatore di luoghi «incantabili», quale per esempio il Sanatorium di Paimio , luogo pensato per ammalati di tubercolosi spesso costretti a letto, con una cura eccezionale per la loro percezione dello spazio.