È la letteratura a ricercare il senso, a ricostruire quanto la Storia ha spezzato, a restituire umanità là dove è stata negata. Una letteratura che diventa sentimento naturale, veicolo per esplorare i meandri più oscuri della mente o strumento di educazione alla libertà. Le varie sfaccettature di questo mezzo saranno analizzate dagli autori di Festivaletteratura.
L'Officina del Gas, il luogo da cui
partì l'energia pubblica a illuminare la città, è lo sfondo ideale
per fare luce sulla situazione della letteratura italiana (e non
solo) nei tempi in cui viviamo: questo è l'obiettivo che si
prepongono
Giuseppe Marcenaro
e
Massimo Raffaeli
, offrendoci qualche
strumento di orientamento in un presente tanto affollato di libri
quanto povero di letteratura.
Ci troviamo in un'epoca in cui la letteratura di genere , con le sue rassicuranti sinossi, domina il panorama culturale avendo sempre cura di restituire al lettore nulla di più di quanto egli si aspetti; in un tempo in cui le classifiche di valore dei libri non rispondono a criteri di qualità ma a leggi di mercato (chiunque sia entrato in una libreria, o abbia sfogliato un inserto culturale, si sarà imbattuto nella classifica dei libri più venduti), gran parte degli autori ha rinunciato a quella missione sociale che gli intellettuali dei secoli passati erano chiamati ad adempiere.
Bisogna riconoscere che, retorica a parte, allo scrittore di oggi (o meglio, alla categoria di scriventi a cui Mercenaro si riferisce) interessa esprimere qualcosa, esporre una parte – possibilmente dolorosa – di esistenza, piuttosto che farsi carico delle istanze di una grande collettività, come accadeva invece fino a qualche manciata di decenni fa, quando gli intellettuali erano innanzitutto la voce di un gruppo, fosse esso un partito o un'associazione culturale, e il loro valore si sintetizzava nella capacità di amplificarne le aspirazioni.
Già alla fine degli anni '60 Sanguineti affermava, con una clausola dal valore duplice, che il mercato e il museo sono due realtà omologhe e reversibili : da una parte la fine del mandato civile dell'autore, dall'altra l'inaugurazione di quell' «enorme discarica in cui la tradizione dell'antico è disponibile a un eterno riuso» nota come postmodernismo.
Il libro dunque, proprio quando sembrava destinato a scomparire travolto dalla comunicazione digitale, si è trovato ad essere il campo d'azione delle forze egocentriche di autori che «con impudica balzanza twittarola» si fanno coccolare da un'editoria famelica di best-seller, che li premia aggiungendo alla loro biografia, accanto alla prima professione, la frivola locuzione “é scrittore”.
Che fine ha fatto la letteratura, dunque, sembra essere una domanda che è doveroso porsi soprattutto quando questa sembra tutt'altro che scomparsa. Imparare a riconoscere gli slogan sulle copertine colorate che ci affascinano, a notare la differenza tra un libro e una fotocopia di esistenza, magari anche a diffidare dell'illusione di libertà che il mercato editoriale offre: sono questi i mezzi che la critica propone affinché la lettura non sia un «esercizio ginnico degli occhi», ma un irrinunciabile punto di contatto tra la pagina e ciò che si trova tutto intorno.
Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:
Evento 21
“Traduttore traditore”
- Evento 63
“Italia mon amour”
- Evento 91
“Fino a leggermi matto”
- Evento 94
“Che fine ha fatto la letteratura?”
- Evento 118
“Lettori si diventa”
- Evento 125
“Secolo di libri e rivoluzioni”
- Evento 157
“Voci dal Novecento”
- Evento 165
“Memoir americano”
- Evento 182
“Su dei filobus di Leningrado”
Evento 200
“Il canto delle sirene”
- Evento 204
“La vita (non) è inchiostro su carta”
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