Nel racconto giornalistico contemporaneo l'immagine rappresenta indubbiamente il mezzo più potente e insieme più utilizzato. La scelta di una descrizione meramente didascalica di un evento o ancor peggio di una composizione estetica che distoglie dalla comprensione di ciò che si fa vedere è spesso la soluzione più praticata da chi sta dietro la macchina fotografica. Guardare oltre la superficie, puntare l'obiettivo là dove si può trovare l'inizio di un racconto è invece la cifra etica e poetica di un fotogiornalismo che sta trovando sempre migliori interpreti a livello internazionale.
Intorno a questi temi e al concetto di visione - secondo i punti di vista non sempre coincidenti di discipline e professioni vicine all'ambito fotografico - ruoterà La libellula e il ciclope, un dittico di appuntamenti a cura di Frammenti di fotografia e Giovanni Marozzini.
È l’elegante Sala dei Cavalli di Palazzo Te , non a caso un tempo destinata al ricevimento degli ospiti e alle più importanti cerimonie, ad accogliere Giovanna Calvenzi , Marco Brioni e Ruggero Ughetti per ripercorrere la storia e gli scatti di Paolo di Paolo , fotografo di punta del settimanale Il Mondo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.
Frammenti di Fotografia , a cura di Ruggero Ughetti e Marco Brioni, realtà culturale mantovana che si occupa di raccontare la fotografia e la sua storia.
https://www.facebook.com/frammentidifotografia/
È la figlia del fotografo novantacinquenne, alla ricerca di un paio di sci, a ritrovare in cantina agli inizi del nuovo Millennio quei «leggendari» 20 scatoloni contenenti le
250.000 immagini
- fotografie e provini a contatto - che
compongono il “mondo perduto” di
Paolo di Paolo
, «roba passata», da dimenticare.
Ma
Silvia di Paolo
non desiste e
dopo 20 anni
dalla riscoperta dell’archivio, 250 di queste immagini sono adesso
il corpus di un libro e di una m
ostra -
ancora per pochi giorni al MAXXI di Roma - di cui Giovanna Calvenzi, mediatrice dell’evento, è curatrice insieme al «competente, combattente e preciso» di Paolo.
https://www.maxxi.art/events/paolo-di-paolo-mondo-perduto/
Paolo di Paolo
si auto-definisce "
la Greta Garbo della fotografia"
: «quando ho capito che non c’entravo più niente col mondo editoriale sono sparito». Nel 1966
Il Mondo
di Pannunzio, periodico a cui il fotografo era molto affezionato chiude; nel 1968 Tofanelli - suo riferimento culturale - lascia la direzione di
Tempo
.
La nuova scena editoriale, quella che non dà incarichi ma ricerca «scatti da paparazzi»
non è più il luogo adatto ad un fotogiornalista sempre pronto a chiedere autorizzazioni per
ritrarre con rispetto personaggi del mondo culturale e intellettuale dell’epoca
- Pier Paolo Pasolini, Monica Vitti, Tennessee Williams e tanti altri - la provincia italiana e la rinascita di un Paese per il 47% semi-analfabeta - dati ISTAT 1951 - in cui ancora si calpestavano le ceneri della Seconda Guerra Mondiale.
Paolo di Paolo si ritira dunque in campagna, ricomincia gli studi di arte e filosofia, collabora come redattore e curatore di libri e calendari per l’arma dei Carabinieri per oltre 40 anni divenendo progettista editoriale e grafico e
rifiutando autonomamente di preservare la sua collezione.
https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2019/04/Paolo-Di-Paolo_09.jpg
La
conservazione del patrimonio fotografico
è un punto importante per il ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini. Proprio lo scorso anno la Corte dei Conti ha registrato la Direttiva per la conservazione permanente e la «valorizzazione della Fotografia come parte rilevante dell’arte contemporanea e della creatività italiana».
Può un tale
Piano strategico
portare alla luce ulteriori "Paolo di Paolo" nascosti in Italia? «Non credo abbia tanti emuli», dichiara
Giovanna Calvenzi
. «La situazione del suo archivio l’ha voluta lui, non è imputabile al governo. Ma che l’arte fotografica debba diventare patrimonio collettivo attraverso una
regolamentazione istituzionale
è importante». Gianni Paini ha un archivio nel suo studio; quello di Federico Patellani è in comodato alla Regione Lombardia e ospitato dal
Museo di Fotografia Contemporanea
a Cinisello. Il museo ha una struttura solida e ricercatori qualificati. Una realtà da emulare.
«La fotografia ha bisogno di passione e progettualità
, di qualcuno che la pubblichi e la renda pubblica, ha bisogno di una mediazione e di qualcuno che la renda fruibile», continua la Calvenzi. «La fotografia rimane un’arte media che esiste e vive solo se c’è qualcuno disposto a guardarla, non importa su quale supporto».
Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:
Evento
79
“Un tesoro ritrovato” - Evento
111
“Orientare lo sguardo” - Evento
171
“Il reportage tra giornalismo e documento antropologico” - Evento
182
“Le foto parlano al mio posto” - Evento
227
“La fotografia è un haiku”.