Eugenio de Signoribus , poeta di Cupra Marittima, analizza insieme al poeta e critico letterario Antonio Prete il significato di poesia nei giorni odierni, leggendo pagine del proprio itinerario poetico Nel villaggio oscuro . La pantera con cui il critico introduce la raccolta rimanda all’animale misterioso citato nel De Vulgari Eloquentia di Dante: un animale che appare e scompare, che non lascia dietro di sé nessuna traccia tranne il profumo, percepibile attraverso le parole. Il complesso di riflessioni è composto da prose e scritti poetici, ma anche da un’antologia che mostra perfettamente l’idea della poesia come necessità per De Signoribus.
«La poesia - dice l’autore - è un campo di immagini che custodisce dentro di sé il silenzio , mette insieme la pesantezza del tempo, tenendo insieme la leggerezza e la musicalità del verso… è il suono di un pensiero».
Entrando nello specifico del campo poetico, i due poeti esaminano “Alla rima” e denunciano l’importanza di questa identità consonantica: è infatti un salto interiore dove la prima parola chiama un altro suono, senza che nessuno se ne accorga. Sono onde di sonorità che si susseguono e costituiscono la musicalità del verso. Fanno vibrare il linguaggio poetico, lo illuminano. Il De Signoribus ricerca parole prese dal lessico popolare e le riporta nella poesia, «al contrario di alcuni poeti - dice Prete - i quali si sentono più responsabili davanti alla lingua, minacciata dai mezzi di comunicazione che la sottraggono alla sua potenza».
La ricerca della parola, secondo De Signoribus, non è separata dal compito che la parola di per sé possiede: designare qualcosa, ma anche lasciare al lettore quell’alone che lo invita ad immergersi fino in fondo allo scritto, quell’alone che lo invita a collaborare indirettamente con l’autore, immaginando e rendendo vivo qualcosa che ha accanto e a cui stava pensando.