03 | 01 | 2017

John Berger e l'intuizione delle storie

Un itinerario mantovano tra angeli, maghi e capolavori del Rinascimento

Poche personalità riescono a essere davvero incisive nell’educarci allo sguardo e all’ascolto, a spiccare per la loro naturale capacità di connettere, attraverso la parola, opere e vicende lontanissime dal presente. John Berger (Londra, 1926 - Parigi, 2017) era certamente una di queste e oggi sono tanti gli interventi che celebrano la sua incredibile abilità, tanto nella narrativa che nella critica d’arte.

https://www.theguardian.com/books/2017/jan/02/john-berger-art-critic-and-author-dies-aged-90?CMP=share_btn_fb

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«Quando John racconta una storia – affermò Maria Nadotti intervistandolo nel primo dei suoi due incontri al Festival nel 2010 – fa una specie di gioco alchemico . Di solito, quando pensiamo alle storie, immaginiamo dei personaggi in un luogo e in un tempo, ma John riesce a far venire a galla la storia anche quando la storia non sembra esistere». Un esempio a noi particolarmente caro del suo approccio all'arte e alla letteratura fu il dialogo teatrale con sua figlia Katya – incentrato sulle storie segrete della Camera degli Sposi –, che seguì di qualche ora il bellissimo evento dal titolo Angeli e Maghi , qui riproposto integralmente.

https://soundcloud.com/festivaletteratura/angeli-e-maghi-traslochi-e-trasporti-internazionali

Il capolavoro di Andrea Mantegna , custodito negli ambienti di Palazzo Ducale, ammaliò Berger sin dalla prima volta che intervenne a Mantova nel 2007: «John uscì da quella visita con un gran desiderio di tornare in quel luogo e di scrivere una storia a partire da quella meravigliosa camera dipinta ». Tale esperienza estetica, che dopo qualche anno si è tradotta nel saggio a quattro mani Distendersi a dormire e nell'omonimo evento presso il Teatro Bibiena, fu un autentico itinerario emozionale nella ricchezza di dettagli e nella strabiliante profondità degli affreschi di Mantegna, una conversazione amorosa segnata dalla capacità davvero unica di Berger di leggere all’interno dell’opera le molte stratificazioni di significato che concorrono a comporla, guidato da quel " sesto senso " che è «un certo tipo di intuizione, di abilità nel vedere le connessioni tra ciò che avviene oggi e ciò che è avvenuto nel passato o tra ciò che sta avvenendo adesso e ciò che avverrà in futuro».

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«Sovente – ha asserito Berger – le storie cominciano dalla fine . Poi devi trovare l’inizio e tutte le fasi intermedie e per far ciò la tua immaginazione ha bisogno di tanta energia; e questa energia da dove scaturisce? Una prima risposta potrebbe essere che uno "ce l’ha dentro", che è nato con questo dono, ma sarebbe una risposta superficiale ed egocentrica. In realtà dobbiamo chiederci: " per quale motivo narrare delle storie che provengono da un passato così lontano? " Mi pare che ci sia una ragione per dire al cielo: "guarda che cosa sta succedendo!" Si può trattare di un urlo o di un grido di gioia, ma più spesso si tratta di un grido di dolore, della protesta contro un’ingiustizia. Nel momento in cui questa storia viene narrata nuovamente in un’epoca successiva , questa ingiustizia potrà essere riconosciuta in quanto tale, e forse qualcuno sarà in grado di resisterle, di opporsi a essa».