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Quello che Jonathan Coe ha sempre trasformato in capitoli e parole è il cambiamento in atto della società inglese. In ogni riga, nella sua attenta punteggiatura, sembra si respiri il carattere profondo dell’Inghilterra contemporanea. Al suo undicesimo libro, “Numero 11” , appunto, Coe anticipa una Londra dove le contraddizioni che avevamo lasciato nella “Famiglia Winshaw” si rincorrono e si fanno più concrete.
«C’è una relazione e gli stessi editori mi hanno sempre spronato affinché la “Famiglia Winshaw" avesse un seguito. Nello stesso tempo, però, a cose fatte, non c’è mai stata menzione di questa sfida che ho accettato con un sorriso».
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Ma come si scrive un sequel di un libro amatissimo e forse più rappresentativo di una carriera di uno scrittore? «Innanzitutto lo si rilegge scoprendo lati del proprio carattere sconosciuti. Ma soprattutto si contestualizza e si evince che famiglie come quella Winshaw continuino ancora oggi ad esercitare un’influenza importante nel Regno Unito».
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A Mantova Jonathan Coe si confessa come un lettore pigro, che trova nei romanzi lunghi - come L’amica geniale di Elena Ferrante - un antidoto agli intervalli di attenzione. Lo scrittore inglese è, quindi, un lettore che deve essere continuamente invogliato ed intrattenuto a proseguire la lettura di un libro. Ed è forse proprio quello che emerge nei suoi libri, scritti sempre sul filo tra ironia e tragedia, mai banali e colmi di quella satira ripresa dall’attualità, precisamente dalla “commedia politica”.
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Forse per tutte queste ragioni potremmo trasformare i romanzi di Coe in pezzi di progressive rock. «I personaggi dei miei romanzi si identificano sempre in film e pezzi musicali. Una volta ho chiesto ad un mio amico psicologo quale fosse, secondo lui, la mia personalità. Mi rispose così: «Sei un ossessivo». “Numero 11” è composto, oltre che dalla satira e dalla politica, dalla nostalgia e dal mondo dorato dell’infanzia. Nel romanzo si aprono e si connettono gradualmente cinque novelle: perché questa scelta? «E’ sicuramente una speranza per riuscire a capire le mie ossessioni».