La nutrita squadra dei narratori italiani comprende nuove voci e frequentatori assidui di Festivaletteratura: i loro racconti ci toccano come individui e collettività.
La propria storia è un grave peso da portare. A volte lascia una traccia indelebile, altre volte è silenziosa e si riesce a nasconderla, quasi a dimenticarla, ma non si può ignorarla per sempre. Come succede alla protagonista femminile de L’Acrobata di Laura Forti , arriva un momento in cui si è costretti a strapparla dalle nostre profondità e a donarla agli altri. Perché la storia che viene donata ha il dovere di scavare altri solchi e unirsi ai tasselli della memoria di chi la riceve . «Senza memoria siamo un libro che comincia da pagina 15 e non possiamo considerarci uomini»: questo imperativo, che l’autrice porta radicato nel cuore, le ha imposto il dovere di scrivere la storia di suo cugino José e di sua madre.
Durante il golpe di Pinochet, che fece cadere il governo Allende, José e sua madre, ebrei costretti al continuo esilio, fuggirono dal Cile e abitarono per un periodo nella casa fiorentina della scrittrice. Nel suo ricordo di bambina, il cugino José aveva sembianze eroiche, quasi magiche: le poesie di Neruda, le canzoni degli Inti-Illimani davano al giovane ragazzo un aspetto singolare. La prima volta che Laura Forti vide suo cugino, non avrebbe mai potuto immaginare che, molti anni dopo, in viaggio verso il Cile, avrebbe conosciuto la sua vera storia.
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La propria storia è un grave peso da portare e questo fu molto chiaro a Laura Forti quando seppe per quanti anni la storia di suo cugino era rimasta solo un segreto familiare. Il bisogno di conoscerne più a fondo la verità storica l’ha portata a compiere numerosi viaggi tra il Cile e la Svezia, aiutandola a r iunire le linee sparse degli esili che hanno segnato la sua famiglia . Perché l’esilio è una ferita profonda e l’esule, come scrivevano Leon e Rebeca Grinberg in Psicoanalisi dell’emigrazione e dell’esilio , coltiva in sé due dimensioni dell’animo: quella degli “ocnofidici” e quella dei “filobatici”. I filobatici sono l’opposto dei primi, sono gli acrobati che non toccano terra e non hanno timore di sfidare il vento, quelli che tagliano le radici con il passato e si gettano nel Nuovo. José, come sua madre da giovane, era un filobatico e per rompere il maleficio dell’esilio decise di tornare in Cile, pur andando incontro alla morte. Teso verso una causa superiore e costantemente guidato da un fremito ardente, José non è potuto rimanere in silenzio nella storia del suo paese e, a costo della vita, ha inseguito la promessa di libertà.
Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:
Evento
6
“Enrico detto Erri” - Evento
23
“I personaggi della Buona Novella” - Evento
34
“Fede” - Evento
40
“L'umanità come il vento, non si chiude in una scatola” - Accenti giovedì 5 ore 17:00 “
Lo scrittore vacante
” - Giovedì 5 ore 19:00 “
Per un museo della lingua italiana: la moda
” - Evento
59
“La difficile arte della commedia” - Evento
82
“Uno tanti insieme diversi” - Evento
97
“Tramandare la storia può salvare il mondo” - Evento
102
“L’amore è per sempre” - Evento
117
“Mi chiamo Alex Zanardi e sono un pilota” - Evento
123
“Voci dal Novecento” - Evento
130
“Identità e memoria” - Evento
147
“La mia terra canta” - Evento
184
“Una lingua per ogni emozione” - Evento
185
“Ci sarebbe poco da ridere” - Accenti domenica 8 ore 15.00 “
Le montagne di Fosco
” - Evento
214
“In viaggio” - Evento
225
“Mi piace la parola libertà”.