Prosegue la ricerca sul linguaggio e la scrittura drammaturgica avviata negli ultimi anni al Festival per ritrovare l'intimo e originario nesso tra teatro, poesia e letteratura.
Le note di Brahms aprono la strada alle parole di Enrico Testa che, dialogando con Antonio Prete , racconta la sua poesia e conferma la prossimità tra linguaggio musicale e arte poetica. Se la forma poetica è la strada che collega le note alle parole, Testa la percorre con un'attenzione devota, avendo cura di non calpestare quel nesso tra suono e senso che Dante chiamava “legame musaico” : il movimento delle parole è gestito con tecnica invisibile, un lavoro al dettaglio per un risultato estremamente naturale che si riflette nel nitore delle immagini e nelle sonorità limpide dei versi. Il cammino di Testa è tracciato fin dal titolo da indicatori semplici: "Cairn" infatti si riferisce ai cumuli piramidali di pietre che sui sentieri di montagna indicano che ci si trova nel posto giusto o che c'è qualcosa su cui soffermare l'attenzione.
Lo sguardo è sugli oggetti, quasi sempre desueti, che popolano le periferie del visibile. Quella di Enrico Testa non è una poesia dell'eclatante, ma nel tono prevalentemente basso della raccolta (proprio come in una composizione musicale armonica) emerge talvolta qualche soprassalto ritmico che rende Cairn anche «disperatamente erotico» : i pensieri del poeta sembrano trovare luogo in questo scarto tra basso e alto, nelle ferite dell'esistenza che chiedono di essere ascoltate come le voci degli scomparsi , molto diverse dalle “cicatrici” che nella nostra retorica pervasiva vengono assunte a medaglie all'esperienza, magari da quegli stessi poeti che dal proprio blog «osservano l'orizzonte avvolti in sciarpe chilometriche».
La retorica tra le pagine di Cairn non sembra trovare nessuno spazio: quella di Testa è una reale «naturalezza del dire», resa particolarmente efficace da uno stile che riesce a essere genuino senza scomporsi , permettendo al lettore di camminare insieme all'autore apprezzando la virtù anagogica dell'apparire (un altro prestito da Dante) che è la cifra del libro: immagini che si manifestano per produrre un senso o per avvertire chi legge, ma anche per rivendicare l'importanza di fermare lo sguardo sull'intorno.
È
in effetti questo, come sottolinea Antonio
Prete, il messaggio che
Cairn
sembra
consegnare: nel rapporto tra il paesaggio e la lingua
che lo racconta, Testa testimonia l'importanza di fermare lo sguardo
sulle forme di
vita interstiziale degli elementi minimi
, che spesso
trascuriamo ma che, nella loro trasparenza, si rivelano essenziali e
carichi di vita.
https://www.festivaletteratura.it/it/racconti/intervista-ad-antonio-prete
Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:
Evento 11
“E’ Bal”
- Evento 16
“Homo ridens lab”
- Evento 29
“Autoritratto di un Giannizzero”
- Evento 31
“Un giorno”
- Evento 39
“Ipocrita, mio simile, fratello”
- Evento 53
“Debra Libanos: il passato per le armi”
- Evento 87
“La poesia che alle altre non somiglia”
- Evento 116
“Tra il dire e lo scrivere”
- Evento 127
“Quando veniva la poesia, si fermava tutto”
- Evento 144
“Come nasce una poesia”
- Evento 147
“Sulle tracce della realtà”
- Evento 168
“Amori poetici”
- Evento 174
“Crikecrak”
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