Sono successe delle cose. Abbiamo visto tutti tante fotografie. Aspettiamo un attimo allora. Non mi viene più da fare un discorsone che alla fine, appunto, finisce. Ma ho sempre più domande in mente che risposte e provo a buttare delle idee. Così inizia l'incontro con Carlo Lucarelli a Palazzo San Sebastiano .
Si parlerà certo dell'Eritrea , del colonialismo, del capitano Colaprico. Ma soltanto come pretesto per introdurre un argomento molto più vasto. Parliamo dell'Altro . Partendo dall'infanzia di Lucarelli, dalla statua di Bottego a Parma e degli 'altri' due che sono sotto di lui. C'è sempre un pezzo di storia che non conosciamo e che abbiamo ad un certo punto il desiderio di studiare. Per capire. Magari per riuscire a vivere appieno, tramite la scrittura, quei periodi storici. Altri italiani, altre persone. Ma gli italiani di ieri sono molto simili a quelli di oggi , non siamo cambiati molto. E parliamo del primo colonialismo, quello tra l'800 e il 900. "Voi italiani siete venuti in Africa non sapendo cosa fare. E comunque non avete i soldi per farlo". Non siamo davvero cambiati molto. Nel 1893 scoppiò uno scandalo che riguardava un tenente dei carabinieri in Eritrea, tale Livraghi, e un faccendiere (Cagnassi) che lucrava sulla colonia. Livraghi fuggì in Svizzera e Cagnassi venne arrestato. Ma alla fine, la commissione di inchiesta del parlamento e la sentenza della giustizia assolse tutti. Come oggi. Ecco, perché il punto sta sempre nel modo in cui ci poniamo a guardare l'altro. L'italiano di un'altra epoca, quello di oggi e lo straniero, il diverso, l'altro da noi. Come guardavano gli italiani di allora gli Altri , gli etiopi, i negri. Uno spaccato di questo lo possiamo trovare nelle fotografie dell'epoca, che rappresentano davvero l'occhio con cui si guardava. Le donne eritree ritratte nude, donne misteriose (come la "cagna nera" di un romanzo di Lucarelli) ma anche le coppie formate da soldati italiani e donne locali (il madamato, la possibilità di accompagnarsi anche se si era già sposati), la gente ritratta semplicemente come era. Possiamo capire molto attraverso le fotografie e le cartoline coloniali dell'epoca. Come vediamo l'altro quindi . Sicuramente attraverso pregiudizi, timore, ma anche desiderio.
Oggi come ieri . Ad un certo punto Mussolini, terrorizzato dai meticci, fece modificare la famosa canzone Faccetta Nera , proibì le unioni miste, portò avanti una politica di sostituzione della razza. Eliminare un popolo per sostituirlo completamente. Con i negri non si fraternizza, il bianco doveva comandare. E nasce il manifesto sulle leggi razziali. Non siamo stati davvero così buoni come vogliamo far credere. E quando ci confrontiamo con l'altro, non pensiamo mai che riesca a fare cose che noi stessi non riusciamo a fare. Arriva così la sconfitta totale nella battaglia di Adua. Ma anche qui Adua è l'unica sconfitta di un esercito europeo in Africa o la più grande vittoria militare di un popolo africano? Come mi devo porre quindi nei confronti dell'altro? Devo potermi specchiare nel prossimo che mi sta di fronte e specchiarmi nella sua diversità e complessità. Ma non siamo ancora pronti purtroppo a concedere il diritto alla complessità dell'altro . E accadono le cose che tutti vediamo .