12 | 09 | 2026

La comicità del quotidiano

Raccontare la vita attraverso una risata: Luciana Littizzetto presenta il suo nuovo romanzo

L’umorismo serve ad allentare il dolore per non esserne annientati.

Luciana Littizzetto lo sa bene, lei che sulle risate ci ha costruito una carriera. Ad accoglierla una Piazza Castello stracolma, a simboleggiare che anche la leggerezza e la comicità hanno un loro significato profondo. In un dialogo con Chiara Valerio, l’attesissima ospite riflette su come, nonostante il caloroso benvenuto, il comico sia sempre stato considerato un genere letterario di serie B.

Nel suo nuovo romanzo, “Il tempo del la la la”, riesce a raccontare il quotidiano cercando di eliminarne le parti più indigeribili, rappresentando a pieno lo scopo dei libri umoristici. Protagoniste tre amiche, alla soglia dei sessant’anni, in un’età nella quale tutte le scommesse e i progetti sono mediamente già stati compiuti e rimane da chiedersi come proseguire. Una Torino che fa non solo da sfondo, ma anche da personaggio, accompagna le tre “fighe rupestri”, questo il nome della loro chat di gruppo, in momenti di vita quotidiana che il 95% delle volte sono realmente accaduti all’autrice e alle sue amiche.

Quanto comico può essere l’amore?

Ognuna delle tre donne uscite dalla penna della Littizzetto sembra, a suo modo, saperne qualcosa. Se Maura è sposata, con un matrimonio che ormai è diventato più un’abitudine che un desiderio, Lola è invece appena stata lasciata dal compagno storico, un professore universitario che si è innamorato di una studentessa; Ida, al contrario, è la single del gruppo, più ottimista e libera. Queste sono le personalità con cui affrontano, ogni giorno, una “vita la la la”, come i cantatutori a corto di versi che aggiungono un “la la la” o un “ta ta ta” alla fine della loro canzone.

Attraverso aneddoti esilaranti, come solo lei sa raccontare, Luciana Littizzetto riesce a farsi comprendere da tutto il pubblico. Nei suoi libri, come sostiene Chiara Valerio, è spesso presente una riflessione sulla genitorialità non come uno stato, ma come una pratica che si esercita, che anche chi non ha mai avuto figli sperimenta, a sua volta, con i genitori anziani. E se è vero che la risata è data dall’immedesimazione, la Littizzetto è riuscita ad entrare nel cuore della gente attraverso la vita quotidiana, nella sua forma più semplice.

Racconta quello che non sa fare, come parcheggiare la macchina “di punta”, fare benzina dal distributore automatico, nuotare o imparare bene l’inglese, ma racconta anche le sue frustrazioni, la difficoltà di intavolare discorsi appassionanti quando si va a cena con persone nuove, e le sue esperienze, i suoi sogni divertenti e a volte particolari.

Sono le piccolezze del quotidiano quelle che fanno davvero ridere; vanno oltre l’immaginazione, le rende esilaranti proprio perché non si possono inventare attraverso la scrittura.

Il buon senso sembra essere sparito dalla circolazione, forse perché il banale sembra scontato, immediato, forse perché siamo diventati esseri sofisticati, che cercano di essere sempre più complicati, dimenticandoci che è proprio la semplicità a salvarci. Il senso comune non è più malinconia, ma rappresenta il rapporto con gli altri.

Secondo Luciana Littizzetto gli esseri umani ogni tanto dovrebbero aggiornarsi, come i cellulari. Paradossalmente, in questa visione siamo noi ad assomigliare a quello che abbiamo creato, forse come tutti dovremmo un po’ fare: assomigliare a quello che viene dopo, senza chiedere che quello che viene dopo assomigli a te.

Ci trasformiamo, cambiamo, e dopo aver imparato come muoverci ci dobbiamo aggiornare ancora. È una fatica continua, ma l’unica che ci fa avere un’idea di futuro: l’errore ci fa sentire vivi, ed è l’unica salvezza che abbiamo.