Quando ci parlano di cura le prime immagini che ci vengono in mente sono quasi sempre le stesse: ospedali o case di riposo. Anche le persone che "si prendono cura" corrispondono ad uno stereotipo preciso: donne, madri, spesso straniere (pensiamo alle colf). Le cose che si curano sono poche : il corpo, soprattutto, a volte la mente. I media ci hanno anche abituato a pensare che la cura si lega a sentimenti morali: l'ambito semantico che le corrisponde è quello della pietà, della compassione, dell'aiuto. Come nel rapporto medico-paziente, ci hanno insegnato che ha anche una precisa struttura gerarchica: c'è qualcuno che ha bisogno e qualcun altro che ha il potere di aiutarlo.
Per tutti questi motivi oggi la cura è sempre più settorializzata e limitata. Secondo Luigina Mortari , autrice di Filosofia della cura , si tratta di un concetto molto più potente, che sarebbe addirittura alla base della stessa condizione umana. Gli esseri umani sono incompleti , vulnerabili: per questo tutti noi abbiamo bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi. È un processo che dovrebbe essere sempre reciproco e volto alla crescita personale. Per vivere e per essere felici abbiamo sempre bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi.
Eppure, per quanto la cura sia irrinunciabile, è difficile pensare a qualcosa di più complesso. Quale atteggiamento adottare verso l'altro? Come mantenere l'equilibrio perfetto senza scadere né nel patetismo né nella volontà di dominio? Se è fondamentale avere un atteggiamento di ascolto e comprensione, non è sempre chiaro come questo si debba poi articolare nel concreto. Prendersi cura è un'azione che ci costringe a imparare a leggere gli altri, ma soprattutto a confortarci con le nozioni di bene e di giusto. Cosa è meglio fare per l'altra persona?
Quel che è certo è che curare non può limitarsi solo ad una serie di azioni meccaniche e impersonali. Nella cura dell'altro è indispensabile che ci sia una nuova visione più aperta, più attenta all'individuo e non limitata solo ad alcune categorie sociali o di genere. La buona cura non deve essere solo una prassi da adottare in ambito medico o educativo, ma la vera base dei rapporti tra gli individui.