06 | 09 | 2019

La memoria chiusa in soffitta

Cosa significa ricostruire l'identità tedesca oggi

Al destino incerto dell'Europa è dedicata una parte importante degli appuntamenti in programma a Festivaletteratura 2019.


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Un progetto del genere non poteva che incarnarsi in un graphic novel , attacca Francesco M. Cataluccio presentando Heimat di Nora Krug .

Basta sfogliare le sue pagine caleidoscopiche per rendersi conto di avere tra le mani un’edizione preziosa, frutto di ricerche d’archivio e di soffitte di famiglia, fondi storici e rigattieri newyorkesi. I media si sovrappongo e incastrano tra loro, le fotografie si mescolano alle illustrazioni o prendono fuoco per lasciare spazio al testo. A questo si aggiungono i fogli di quaderni di scuola degli anni ’30, i documenti e gli articoli originali dell’epoca, le pagine del Diario di un’emigrata nostalgica che raccolgono un catalogo di «cose tedesche».

https://youtu.be/OGlqoRqqkPc

Heimat è anzitutto un’autobiografia che scava nel silenzio e nella colpa delle famiglie che hanno vissuto il nazismo e che tenta di risanare i buchi nella maglia della memoria familiare. Per Krug, infatti, è essenziale integrare la memoria collettiva anche con un’educazione individuale al ricordo , un processo spesso assente nelle generazioni successive alla guerra, tra cui quella dell’autrice stessa, classe ‘77. Eppure, Krug non è la sola a indagare sul passato di famiglia: dopo aver perso in guerra il fratello omonimo, anche il padre Franz-Karl si mette alla ricerca della sua memoria e di una tomba in Italia che porta il suo stesso nome. Nel raccontare queste tragedie, l’autrice cerca sempre di non cadere nel sentimentalismo, anche se l’ombra dello zio si materializza e scompiglia la famiglia, come altri eventi a lungo taciuti.

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Krug avverte la necessità di una memoria individuale e la responsabilità di affrontare direttamente la storia nel momento in cui emigra negli Stati Uniti e si trova spesso a essere l’unica tedesca di una comunità variegata e curiosa, composta anche da sopravvissuti e da discendenti di rifugiati di guerra. Scopre che la sua identità è ancora delineata dagli strascichi del nazismo e che deve rispondere a domande con cui forse non si sarebbe mai confrontata restando in Germania.

https://www.youtube.com/watch?v=BsE8NmkFpLo

A partire dagli antiquari di Brooklyn, Krug inizia ad accumulare oggetti variegati e kitsch che la riportano alle sue origini tedesche. Questi tesori ordinari giocano un ruolo fondamentale in Heimat , letteralmente dall'inizio alla fine. Per Krug gli oggetti fisici sono più facili da raccogliere e cogliere, testimoni diretti e meno ingombranti di un’identità troppo opprimente per essere affrontata di petto. Così, se la prima pagina rappresenta un cerotto di una famosa marca tedesca, l’ultima ha per soggetto un tubetto di colla UHU: vuole ricordare al lettore che ci sono crepe che neppure la colla tedesca più potente al mondo può nascondere o, come direbbe Borumil Hrabal nell’epigrafe agli Stramparloni , « ci sono macchie che non si possono togliere senza intaccare il tessuto ».

Lo stesso concetto è una costante nella quotidianità della protagonista e dei personaggi del libro, a tal punto che un’amica afferma che « essere tedesca è la mia vita, è la nostra condanna a vita. La viviamo. La respiriamo ». Vi è sempre la sensazione di una pressione, di un occhio guardingo che dall’esterno osserva i tedeschi per controllarne l’agire. Non a caso Krug sceglie per la copertina e per un ritratto della protagonista una composizione ripresa dal celebre quadro Viandante in un mare di nebbia di David Caspar Friedrich. Non solo rappresenta una cultura - in questo caso, quella romantica - fortemente connotata dal nazismo e inaccessibile alle generazioni posteriori alla guerra, ma anche il punto di vista esterno di qualcuno che ti osserva in quanto tedesco mentre «you try to understand who you are».

https://it.wikipedia.org/wiki/Viandante_sul_mare_di_nebbia

Per Krug la sola memoria non è sufficiente se non viene esercitata in maniera costruttiva. Sente che oggi le generazioni più giovani rischiano di sentirsi soffocate da una colpa costantemente inflitta e auto-inflitta , senza riuscire a elaborare in autonomia una storia tanto collettiva quanto individuale. In un’intervista la stessa Krug racconta che i nonni materni crearono negli anni una sorta di mitologia familiare, secondo cui la nonna era di origine ebraica e il nonno aiutò il suo datore di lavoro ebreo a nascondersi. Le ricerche sulla veridicità di queste storie sono rimaste prive di risposte e l’autrice, nonché nipote, sospetta che «siano entrambe il frutto del senso di colpa che la mia famiglia ha provato dopo la guerra - storie che hanno fatto sì che convivere con la vergogna fosse un po' più semplice» (per l’intervista completa, in inglese, qui ). Con un lavoro che parte dalla componente visiva dei ricordi e delle testimonianze, Nora Krug cerca proprio di riempire i salti e i vuoti di un’identità non solo individuale, ma anche in una dimensione più collettiva e transnazionale , ricordando al lettore universale che la storia, la memoria e la democrazia sono sempre delle responsabilità inderogabili .

Per scoprire di più sul libro di Nora Krug, ecco l'intervista che lei e Steven Guarnaccia hanno rilasciato ai volontari della redazione di Festivaletteratura:

https://www.youtube.com/watch?time_continue=7&v=-Gfv6XVgMmY


Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:

Evento 10 “Sintomatologia della crisi” - Pensieri in comune mercoledì 4 ore 21.00 “Terra mediterraneo” - Evento 17 “Quando l’URSS faceva cultura” - Evento 31 “De la terre des pleurs un grand vent s'éleva” - Evento 35 “Sotto la luna di Beirut” - Evento 36 “La pagina bianca a volte è il mio nemico” - Evento 37 “Dare voce alla storia africana” - Evento 41 “Da dove nasce la crisi europea” - Evento 45 “Trovare la luce nelle tenebre” - Evento 46 “Astrid Lindgren: la vita è una favola amara” - Evento 47 “I miei personaggi mi rincorrono” - Evento 51 “Il fascismo storico” - Evento 60 “Il re dell’Atlantico” - Evento 67 “Messia e Rivoluzione” - Evento 68 “La bandiera del mio paese ha due colori” - Evento 70 “Una storia intima del nazismo” - Evento 77 “Il ricordo e il labirinto” - Evento 85 “Tra le gole dell’Armenia” - Evento 95 “Trafficanti di essere umani” - Evento 96 “Il pericolo di ideologia come alibi” - Evento 116 “La guerra, la scrittura, le donne” - Evento 119 “Da Norcia all’Europa” - Accento venerdì 6 ore 22.00 “Gran Cabaret socialista” - Evento 136 “Giocare con la narrazione” - Evento 153 “La storia si ripete?” - Evento 159 “Mondi separati dentro le città” - Evento 169 “Allons enfants” - Evento 203 “I barbari che siamo, i romani che non siamo” - Evento 213 “Come Davide contro Golia” - Read on domenica 8 ore 15.00 “EU dreamers” - Evento 221 “Il nome necessario”.