Anche quest’anno il programma del Festival prevede una stimolante sezione dedicata ad arte, design e architettura. Interverranno nel dibattito alcune delle personalità più importanti di questo mondo, tra i quali Lea Vergine, Ugo La Pietra, Dario Scodeller, Victor Stoichita, Antonio Forcellino, Kjetil Thorsen e Cherubino Gambardella.
Apparentemente condividono il solito campo d’indagine, di fatto hanno due ruoli completamente opposti. Antonio Forcellino , restauratore celebre per il recupero della tomba di Giulio II nella basilica di San Pietro in Vincoli, dialoga con Caterina Volpi , storica dell’arte e docente all’Università di Roma “La Sapienza”. Tema dell’incontro è il ruolo dello storico dell’arte e del restauratore: un rapporto che, come evidenzia la Volpi, spesso è caratterizzato da una reciproca diffidenza e freddezza.
Diversi i ruoli svolti dalle due figure: se il restauratore non segue un criterio cronologico , lavora con opere appartenenti di volta in volta a epoche e artisti diversi, è compito dello storico dell’arte studiare il contesto storico , catalogare le opere cronologicamente, studiare i documenti. Obiettivo di chi si occupa di restauro è invece crearsi un’idea di come era un’opera e limitarsi nella sua fase di recupero ad avvicinarsi a questa, rimanendo consapevole del fatto che questo limite non possa essere superato. Un breve confronto è dedicato anche alla definizione di un’opera come autografa, alla modalità per stabilirlo con certezza. Per Volpi non è un fatto semplice, non si tratta di una mera analisi oggettiva delle fonti; «la storia dell’arte - afferma la docente -è sensualità. È impossibile delegare a una macchina il riconoscimento di un’opera d’arte». Un punto di convergenza fra le due figure, seppur di difficile realizzazione, sembra alquanto necessario, bisogna incrociare i dati di entrambe le figure.
L’attenzione del dibattito si sposta poi su un tema che sta a cuore a entrambi gli ospiti ma soprattutto a tutti gli italiani: la conservazione e la fruizione del patrimonio artistico. L’Italia è pervasa di opere d’arte, ogni angolo delle città italiane è ricco di tesori talvolta trascurati e compito del restauratore è restituire al popolo italiano questo patrimonio unico e incredibile. Il mondo dei beni culturali si sta parcellizzando, l’arte sta perdendo il suo vero valore a discapito di un crudo interesse economico, questo è il monito lanciato da Volpi e Forcellino. È pertanto indispensabile recuperare l’interesse per la bellezza che ci circonda, tornare a suscitare l'entusiasmo sopito. Se gran parte dei turisti stranieri che visitano l'Italia si limita ai canonici musei, ad un turismo predatorio, è opportuno far crescere la coscienza di essere custodi di un patrimonio immenso che si nasconde ad ogni angolo, rafforzare il legame col territorio e con le proprie origini, insegnare ad avere una maggiore sensibilità verso l’arte e amare la bellezza.
http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/il-mose-ritrova-la-luce-di-michelangelo-la-lezione-di-antonio-forcellino/271786/272284
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