Una platea stracolma e un applauso lunghissimo sono ciò che accoglie Lella Costa, la deliziosa anfitriona di questa serata, e Helen Oyeyemi, scrittrice di numerosi libri ancora purtroppo poco tradotti e conosciuti in Italia. Una strana accoppiata, a prima vista: cosa hanno in comune un’affermata attrice milanese (presente al Festivaletteratura sin dalla prima edizione di trent’anni fa, come ci tiene a ricordare!) e una giovane scrittrice nata in Nigeria, vissuta nel Regno Unito e trasferitasi a Praga da più di un decennio?
In realtà, alla platea della Basilica Palatina ci vuole un attimo per scoprire come mai quel duo sul palco sembra così affiatato: hanno la stessa giocosità, la stessa leggerezza, lo stesso sorriso sereno di chi è felice di dedicarsi alla propria arte, e sa benissimo di essere nato per questo.
Forse proprio per questo il romanzo di cui chiacchierano, La nuova nuova me, una vera chicca recentemente tradotta in italiano, sembra prendere vita in mezzo a loro: perché anch’esso è un gioco, frutto del più puro e naturale entusiasmo creativo. Lella Costa racconta a Oyeyemi che, da lettrice, le è sembrato che il romanzo sia nato senza sforzo alcuno, senza la sofferenza che generalmente tendiamo ad associare al processo della scrittura. Ed è rinvigorente sentire Oyeyemi che conferma a Costa che sì, in effetti, per lei la scrittura di questo romanzo è stata sopra ogni cosa divertente.
Ogni parola sembra arrivare al posto giusto al momento giusto, perché la protagonista – anzi, le protagoniste – si sono affacciate nella testa di Oyeyemi da sole, e lei le ha accettate, senza alcun giudizio verso nessuna di loro. Il processo creativo di Oyeyemi, ci dice, “è come una festa”; lei arriva in una stanza affollata e chiede: “chi vuole venire a casa con me”? Kinga ha risposto di sì, e lei l’ha accolta, l’ha fatta entrare e l’ha ascoltata, prestandole penna e voce per lo spazio di un romanzo. Ma chi è Kinga? La protagonista del libro di Oyeyemi è una donna che ogni giorno della settimana si sveglia con un’identità diversa: c’è la Kinga del lunedì, quella del martedì e così via, le quali comunicano per mezzo di un diario, cioè il libro che stiamo leggendo. È un gioco, complesso ma facile, di una leggerezza quasi calviniana - autore che Oyeyemi ama moltissimo, ci racconta. Nei brani che Lella Costa ci legge, animati dalla sua interpretazione magistrale, prendono vita una pletora di personaggi vivissimi, nervosi, saltellanti, che si parlano addosso, si interrompono, si smentiscono: non solo le sette Kinga, ma anche i numerosi personaggi che abitano le loro vite, parallele ma diversissime.
Che caos, che vita: chissà che baccano, dentro la testa di Oyeyemi!
Forse per questo, come ci dice, ha deciso di trasferirsi nella campagna ceca, per scrivere il suo prossimo libro: perché i personaggi che la abitano le tengono già più compagnia di una metropoli intera.
Alla fine, quando Oyeyemi ci confessa che trovarsi davanti a una platea così numerosa a parlare del suo libro le sembra irreale, ma che, se è un sogno, spera di non svegliarsi mai, è chiaro a tutti i presenti che sta dando voce a un sentimento che abita l'intera stanza. Non è solo lei a non voler svegliarsi: anche noi, per un'ora intera, siamo rimasti sospesi in un sogno, uno spazio raro dove la letteratura si fa gioco e leggerezza. Ma possiamo pur sempre sperare che un po' di sogno ci resti addosso.