15 | 10 | 2015

Martín Caparrós: geografie della fame

Faccia a faccia con la povertà nel pianeta

Una riflessione a tutto campo sulla fame nel mondo è stata al centro dell'intervento di Martín Caparrós a Festivaletteratura 2015. L'indagine condotta dal giornalista argentino nell'arco di un decennio si arricchisce in questi giorni di un altro, importante tassello: un articolo sulle condizioni di indigenza che attraversano la società spagnola contemporanea, da poco apparso sul settimanale Internazionale e in piena continuità con lo spirito che anima le pagine de La fame (2015).

http://www.internazionale.it/opinione/martin-caparros/2015/10/15/spagna-fame-governo

Può far specie che ai casi esemplari presenti nel libro-inchiesta discusso al Festival vada ad aggiungersi una breve analisi degli ultimi, allarmanti dati sull'indigenza in uno stato europeo, ma ciò non fa che confermare uno dei motivi ispiratori dei reportage di Caparrós, vale a dire l'alone di silenzio e repulsione che ci impedisce di rapportarci lucidamente a un tema portante della contemporaneità. La lettura de La fame ha infatti lo stesso effetto di un faccia a faccia con le foto dei profughi che in questi tempi vediamo sempre più spesso attraverso i media: prima di iniziare la lettura, partiamo dalla fortunata condizione di chi la fame non la soffre o ne è appena sfiorato. Alla fine della lettura veniamo colti da sentimenti forti e cominciamo ad accorgerci che il problema persiste – non solo nei paesi del cosiddetto “Terzo Mondo – ed è grave, soprattutto se teniamo conto, come l'autore ha ripetuto a Mantova in più di un'occasione, che la fame in sé non esiste: esistono milioni di persone che in tutto il pianeta soffrono e muoiono di fame . Sembra un ragionamento sottile, ma ribalta completamente la nostra visione delle cose. Parliamo di persone che soffrono e muoiono, non di un concetto astratto. La fame è sempre la ricchezza degli altri, e non il frutto della povertà . Si perde la capacità di desiderare quando si soffre la fame.

https://twitter.com/festletteratura/status/642686304703152128

Un terribile luogo comune è altresì presente nella frase "risolviamo il problema della fame nel mondo": allo stato delle cose, semplicemente, ciò non sembra possibile. Nel suo viaggio attraverso otto luoghi della terra, Caparrós ha scoperto che le cause della fame sono sempre diverse , interconnesse con altre situazioni inestricabili. E chi ha fame è sempre "l'altro", lo straniero; gente lontana, per certi versi irraggiungibile e quindi senza possibilità di essere raggiunta direttamente dal nostro aiuto. Siamo sette miliardi e abbiamo da mangiare per quattordici ; diamo maggiori sovvenzioni alle mucche europee che aiuti ai paesi poveri; produciamo mais per fare carburante; nutriamo un chilo di pesce con sette chili di altro pesce; il Niger estrae uranio per le potenze nucleari e la gente muore comunque di fame . Il colonialismo non è mai morto e le nazioni ricche continuano a comprare territori in questi stati, privando gli abitanti persino del più elementare diritto di accesso alle risorse idriche. In India ci sono eccellenze in ogni campo, ma 250 milioni di persone soffrono la fame mentre negli Stati Uniti sussiste il problema dell'obesità, che per assurdo coinvolge i poveri che vivono oltreoceano. Il numero di obesi e di malnutriti nel mondo è circa uguale ma si parla sempre di poveri, dato che nessuno ruba il cibo a nessuno.

https://instagram.com/p/7iNvHWSZIY/?taken-by=festivaletteratura

Ognuno di questi dati, a ben vedere, riflette le due facce della stessa medaglia della povertà ed è quindi sempre più difficile trovare una soluzione al problema della fame, dacché allo stato attuale ogni nostro comportamento entra in profonda contraddizione col nostro desiderio di aiutare. L'idea di solidarietà, in ultima istanza, entra in crisi ogni qual volta investiamo nella speculazione (che sfrutta sempre i deboli) o acquistiamo dalle multinazionali perché è il nostro stesso status di consumatori a minarla. E se la democrazia come sistema politico non riesce a garantire una distribuzione equa del cibo nel pianeta , allora non c'è davvero speranza.

https://twitter.com/lukagh/status/642596113091022848