Quella di Howard Jacobson è una riscrittura ambientata nella contemporaneità dell’Inghilterra di oggi, dove Shylock è un padre di famiglia single e fragile.
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Fra le celebrazioni per i 400 anni dalla morte del Bardo , l’autore britannico, già vincitore del Man Booker Prize, ha affrontato l’ardua sfida di riscrivere Il Mercante di Venezia : il risultato è un ritratto impeccabile, divertente e insieme crudele, del mondo in cui viviamo, dove la figura scomoda e disturbante dell’usuraio ebreo Shylock rappresenta l’elemento di congiunzione con il testo originario . Come per il protagonista della ballata The Rime of the Ancient Mariner di Samuel Coleridge, per Shylock la dimensione del tempo è quella di un eterno presente, la condanna di un racconto che si ripete, metafora della storia e del destino del popolo ebraico.
Con una spiccata vena ironica, il romanzo di Jacobson si inserisce nel solco della migliore tradizione pirandelliana, con personaggi e dialoghi tipicamente teatrali, alla ricerca delle ragioni che si nascondono sotto la superficie degli eventi. Ancora di salvezza dalle tentazioni dell’ideologia, l’ironia è del resto, per riprendere la definizione di Romain Gary: « Una dichiarazione di dignità, un’affermazione della superiorità dell’uomo su ciò che gli capita ».
E se la critica letteraria ancora discute sulla veridicità della «libbra esatta della vostra bella carne» che Shylock pretende da Antonio per riscuotere il debito contratto a nome di un amico, Jacobson sottolinea come l’ironia del personaggio risieda proprio in questo: nel suo collocarsi a metà strada tra realtà e finzione, minaccia e farsa .
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Ciò che differenzia la versione di Jacobson da altre moderne interpretazioni drammaturgiche o cinematografiche - molti ricorderanno la versione di Al Pacino - è poi il dialogo incessante di Shylock con sé stesso e su sé stesso. Un soliloquio non presente nell’opera shakespeariana che costringe il lettore a fermarsi, di tanto in tanto, per ricostruire il filo del racconto.
Un’azione, quella di interrompere di tanto in tanto la lettura, che secondo Jacobson caratterizza del resto i “buoni libri”, capaci di ingaggiare il lettore in una lettura critica, fatta anche di pause e sospensioni.