Come per le questioni legate ai fenomeni migratori e alla crisi delle democrazie, anche per le sfide ambientali si rende necessario un salto di pensiero: Festivaletteratura va in questa direzione e propone diverse analisi delle tematiche ambientali, nelle molteplici interazioni tra uomo e ambiente.
Bisogna scegliere con chi vogliamo coabitare e dove vogliamo toccare terra. Perché, usando le parole di Manzoni, «il sugo della storia» è proprio questo: T racciare la rotta – che non a caso è il titolo del nuovo libro di Bruno Labour – significa fare delle scelte, che riguardano nello specifico il tipo di Terra che vogliamo abitare e le persone che vogliamo che la abitino, amici o nemici.
Il 2016 è per l’autore un anno di svolta per la geopolitica globale : è stato l’anno in cui è stato eletto Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. L’anno successivo, il referendum passato alla storia come Brexit ha portato all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Cosa hanno in comune i due eventi? Donald Trump e Brexit sono sintomo di un nuovo modello, che si allontana dallo schema tipico globalizzazione vs localismo; al suo posto si instaura un terzo elemento, chiamato da Latour "fuori-suolo", in cui si combinano spinte nazionaliste e globaliste all’idea che che le proprie azioni non abbiano conseguenza alcuna sull’ambiente in cui si vive. Di qui l’uscita dell’America dall’accordo sul clima di Parigi. La politica tradizionale , che da sempre viaggia sui binari destra-sinistra, non è riuscita a riorganizzarsi e a trovare un opposto, una risposta al modello vincente del tycoon americano. Che si trova a vincere, per il semplice fatto di non essere in competizione.
http://time.com/4888705/donald-trump-notifies-united-nations-paris-exit/
Ma gli ultimi 50 anni hanno senso solo se letti alla luce del cambiamento climatico. L’errore del modello industriale è stato quello di considerare la natura un'esternalità, una conseguenza. Quando in realtà è l’attore principale, l’elemento senza il quale non potremmo fare a meno. Un modello tra l'altro originariamente rilegato a uno spazio e a un tempo molto determinato: l’Europa (e l’Inghilterra) di fine Settecento, che allora avevano le risorse per 'sfamare' questo pantagruelico sistema, basato sul carbone e sulle colonie. Da allora sono dimezzate le risorse disponibili e le colonie, con risultati più o meno positivi, hanno acquisito il la libertà. Nonostante questo, il modello economico è rimasto lo stesso.
«Abbiamo amato questo modello, amiamo l’abbondanza e abbiamo tramato con gli aggressori. Ora però dobbiamo tornare ad essere terrestri », suggerisce Latour. Terresti nel senso letterale del termine: un abitante della terra consapevole di vivere e interagire con un essere vivente, che può rispondere alle nostre azioni. Scienza e tecnologia sono dei grandi alleati per capire la situazione del cambiamento climatico, ma vanno politicizzati. Sembra banale dirlo, ma non viene mai detto abbastanza: la Terra, la Natura, riguarda la politica. Ovvero ognuno di noi.
Elemento chiave della politica è poi la retorica , la capacità di vincere un dibattito scegliendo gli argomenti ma soprattutto i termini giusti. Che vanno scelti. Latour nell'incontro sottolinea come sinonimi dello stesso concetto – come ad esempio territorio e natura – possano suscitare emozioni completamente diverse a livello inconscio: usare il termine territorio ci fa immediatamente pensare a ideologie più conservatrici, mentre parlare di preservazione della Natura ci avvicina inconsapevolmente al mondo dei Verdi. Solo ridefinendo le parole del dibattito possiamo capire quale tipo di Terra e che tipo di abitanti vogliamo ma, soprattutto, «chi sono i nostri amici e i nostri nemici». Ricordando, come fa Papa Francesco nell’enciclica Laudato si' , che il nostro orizzonte non è più il cielo, ma la Terra.
Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone
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giovedì 6 settembre
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