Un viaggio nei meandri dei territori digitali, nelle entità remote che controllano quotidianamente i nostri comportamenti, nelle presunte città intelligenti, nei sogni inquieti che - non da oggi - accompagnano il rapporto tra uomo e macchina, nei social network e nelle fake news.
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Secondo il dizionario Treccani, Smart City (o città intelligente) è «un'espressione usata correntemente per le strategie di pianificazione urbanistica correlate all'innovazione e in particolare alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie della comunicazione per migliorare la qualità della vita dei cittadini». È una città quindi che usa quello che è ormai un elemento costante della nostra vita (chi non si sentirebbe perso nell’uscire di casa senza cellulare?) per creare dei benefici per tutti. Evgeny Morozov e Francesca Bria , autori del libro Ripensare la smart city , evidenziano però un problema in tutto questo: chi controlla i nostri dati?
Smartphone, computer, tablet, ma anche baby monitor con funzione wireless o lavagne interattive multimediali: ogni oggetto con connessione a internet raccoglie dati su di noi e le nostre abitudini . Dati che oggi sono nelle mani delle grandi aziende informatiche, che li rivendono, li usano per proporci nuovi prodotti o per altre funzioni di cui ancora non siamo a conoscenza. Le persone non sono più cittadini, ma utenti. Google, per esempio, ha all’attivo diversi progetti sperimentali: tramite Alphabet, sta progettando la creazione di un quartiere a Toronto con tecnologie e infrastrutture innovative , dai sistemi per la raccolta dei rifiuti a strade per auto che si guidano da sole. Un’iniziativa che risolverebbe i principali problemi legati alla crescita urbana, ma che pure non promette di essere senza difficoltà. Il pubblico conosce ancora molto poco delle reali intenzioni di Google e di cosa possa significare vivere in una città dove tutti i tuoi dati vengono raccolti.
https://sidewalktoronto.ca/
Per riprendere il controllo sulle proprie città e nello stesso tempo gestire i servizi pubblici nell’era digitale, secondo gli autori è necessario che i dati tornino a essere proprietà dei cittadini . Questi poi sceglieranno quali dati condividere con le amministrazioni pubbliche, che a loro volta potranno usarli per creare servizi per la collettività - per esempio migliorando il sistema dei trasporti o la politica degli alloggi. È quanto sta cercando di fare la città di Barcellona, dove Francesca Bria, responsabile dell’innovazione tecnologica, ha deciso di allineare le esigenze delle tecnologie con le esigenze della città . Il progetto DECODE (DEcentralised Citizen-owned Data Ecosystems), per esempio, è un tentativo in questa direzione che mira a sviluppare delle alternative pratiche a come usiamo internet oggi, dando alle persone il potere di controllare i loro dati e fornedogli gli strumenti per condividerli in maniera consapevole.
https://decodeproject.eu/what-decode
Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone
:
Evento 6
“Vero o falso”
- Evento 105
“Gli scomparsi della rete”
- Evento 113
“La nostra vita all’ombra dei colossi”
- Evento 126
“I nuovi sfruttati”
- Evento 185
“Una rivolta contro la condizione umana”
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