Imprescindibile resta al Festival una riflessione sulla lettura e sui lettori. Tanti i temi toccati: dai cambiamenti dello statuto della lettura alle conseguenze sulle nostre pratiche di apprendimento portate dalla rivoluzione digitale in corso; dalla nascita in età moderna della mitologia del lettore a una riflessione sugli usi e gli abusi delle parole.
Il cervello è nato per leggere? Secondo Maryanne Wolf ( Lettore, vieni a casa ), neuroscienziata cognitivista statunitense, il cervello è nato per fare altro, come vedere e sentire. È un grande strumento che si inizia a usare da bambini e che si evolve in base alle esperienze della vita. Joseph Epstein aveva già teorizzato che l’uomo è la somma di ciò che legge ma, in realtà, si può dire che l’uomo è il modo in cui legge . Ognuno sceglie come plasmare il proprio cervello tenendo presente, fermo restando che ogni lettore l’ha diverso: leggere e parlare in italiano ne allena una determinata sezione così come il cinese ne allena una diversa.
Secondo Alessandro Zaccuri ( Come non letto ), questa plasticità del cervello ha una ricaduta anche all’esterno del lettore, vale a dire nella materialità dei libri. Nel libro di Alberto Manguel , Vivere con i libri, si parla di un momento tragico, quello in cui i libri vanno tolti dalla libreria e messi negli scatoloni. Nonostante questo, una biblioteca può rimanere ancora viva se la passione per la lettura è abbastanza profonda.
https://twitter.com/vitaepensiero/status/1170420710134734852
Manguel dissente parzialmente da Maryanne Wolf, sostenendo che il cervello è nato per leggere. L’essere umano è l’unico che può sperimentare un’esperienza ancor prima di viverla, grazie all’immaginazione.
L’uomo ha bisogno di storie
e, per questo, il cervello diventa uno strumento di sopravvivenza
. Poi ci sono altri elementi in grado di integrare l’esperienza di un lettore. Uno di questi è il background culturale che definisce il mondo stesso in cui il lettore interpreta il mondo. A tal proposito, Maryanne Wolf parla di "deep reading", ossia un raffinato sistema di talenti attraverso i quali raggiungere la dimensione contemplativa della lettura. Uno di questi è l’analogia - «We are analogy-makers!» - che sta nel collegare ciò che si conosce con ciò che si è imparato leggendo.
https://betwyll.com/it/lettura/maryanne-wolf-lettura-profonda/
Su tutto ciò influisce anche il «medium» attraverso cui leggere. Secondo Manguel, le colpe dei lettori non devono ricadere sugli strumenti che utilizzano: leggere un tweet o leggere sulla carta stampata è una scelta libera e tale deve restare. In un contesto culturale in cui la valorizzazione del proprio tempo è essenziale, scrivere con carta e penna impone di rallentare e lasciare spazio a quella che dovrebbe essere ancora la bussola di chi legge e di chi scrive: l’immaginazione.
https://www.instagram.com/p/B2IAUm3od9Y/?utm_source=ig_web_copy_link
Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:
Evento
53
“Non so saziarmi di libri” - Evento
90
“Anthology!2019 - Amore” - Evento
107
“Numero 173484” - Evento
126
“Bibliodix” - Evento
181
“Come diventiamo lettori” - Evento
200
“Le parole per dirlo” .