“L’essere umano è sempre stato nostalgico- c’è un momento in cui la giovinezza termina perché capisce che morirà, ma oggigiorno non è nostalgico tanto della giovinezza quanto dell’infanzia”, ragiona Eleonora Caruso riguardo al suo ultimo romanzo Backroom (Nutrimenti). Per un’intera generazione, l’infanzia è associata a reliquie tecnologiche quali ICQ e il suono d’avvio di Windows 95: quando internet non sembrava ancora posseduto da oligarchi con intenzioni di sfruttamento e profitto, ma un posto di connessione tra persone simili, anche se geograficamente distanti. Internet ha portato fine alla monocultura, Backroom è un ricordo di quando la realtà era una sola.
Con l’autrice discute Lorenzo Fantoni, il cui ultimo saggio Quel che non è salvato è perso (Effequ) costruisce una mappa interattiva della storia del Net. Ricordandone i primi anni considera che non si stava davvero meglio- perché tecnicamente dava meno possibilità- però aveva una certa qualità magica:
“Da bambino andavo a vedere la webcam su Times Square e parlava direttamente a me. Senza nessun intermediario, ero io a guardare dall’altra parte del mondo”.
Ai suoi albori internet era un luogo fisico a cui si poteva accedere, e nel momento in cui l’utente si alzava dalla scrivania quel mondo virtuale smetteva di esistere. Oggi non rimpiangiamo necessariamente quei primi siti web, quanto la possibilità di una vita che non dovesse essere costantemente connessa online.
Quando Eleonora Caruso pubblicò il suo primo libro- nel 2012, spinta dall’assenza che notava nella letteratura contemporanea di una rappresentazione della vita moderna fedele alla realtà (in molti romanzi non appariva nemmeno la TV, figuriamoci internet)- molte persone credevano che fenomeni come Facebook sarebbero spariti a breve, rendendo troppo contingente qualsiasi libro che ne parlasse. Evidentemente non fu così, anzi come afferma l’autrice:
“Ci è voluto troppo per accettare che quello che succede su internet ha ricadute sul mondo reale. Sono cose che è fondamentale analizzare per capire il mondo attuale”.
Per Caruso, come per moltissimi altri, internet è stato un luogo fisico formativo durante la sua crescita (nonché la piattaforma che le ha permesso di conoscere suo marito- è comune da anni anche questo tipo di incontro reale e virtuale).
Dopodiché accadde qualcosa: internet diventò governato dalla logica del profitto massimo. L’attenzione online acquisì valore economico, gli hobby e i social divennero gare alla monetizzazione, prese avvio una cultura della performatività costante. Per Caruso, la morte di internet per come l’aveva amato coincide con il momento in cui la popolarità dei blog divenne una moneta di scambio nel mondo reale, che poteva portare a riviste e case editrici. Un altro momento significativo, sostiene Fantoni, fu l’avvento della SEO (gli algoritmi di ranking dei siti sui motori di ricerca). Anche nella scrittura, continua Fantoni, ci si è spostati dalla semplice motivazione del piacere personale allo stile ‘edgy’, volto a provocare e guadagnare in visualizzazioni, con la speranza di diventare virali.
Di fronte a questo attacco frontale alla nostra capacità cognitiva di prestare attenzione a lungo, che soluzioni possiamo cercare? Alcuni giovani programmatori (che temono di risultare ‘cringe’ sui siti mainstream) cercano una risposta nello sviluppo dell’indie web, che segue lo stile di internet delle origini, nascondendosi dietro l’estetica online di inizio anni ’00. Oppure c’è chi prova a complicarsi un po’ la vita: rendendo più difficile raggiungere ciò che si desidera sul momento, invece di avere tutto ‘one click away’. È la nascita dei ‘digital detox’, volti a riequilibrare le soglie della noia e della motivazione. Le ricerche neuroscientifiche hanno dimostrato come l’abitudine a ricevere gratificazioni immediate a basso costo energetico riduca la capacità del cervello di tollerare attività prive di stimoli rapidi.
Fantoni stesso confessa di cercare più attrito nella sua quotidianità, per esempio ascoltando musica su un MP3 invece che con Spotify. Aumentare i tempi di risposta attraverso questi sistemi di frizione costringe anche ad essere più presenti- meno scattosi e più tolleranti verso chi la pensa diversamente, riducendo eventuali scannaggi online. “Abbiamo scelto di pagare per la semplicità. È un patto col diavolo per dare in licenza il nostro tempo libero” conclude Fantoni. Forse parte della soluzione non risiede tanto in un uso minore della tecnologia, ma nell'essere più esigenti verso le tecnologie che si scelgono.