Soffia, la girandola della speculazione e della crescita vertiginosa delle big three dei gruppi di investimento: BlackRock, Vanguard e State Street.
E stasera il giornalista Riccardo Staglianò e lo storico ed economista Alessandro Volpi hanno provato a dare una spiegazione tecnica a questo vento di pessimismo finanziario. La chiave di lettura della situazione economica attuale, secondo Volpi, è tanto semplice quanto complessa da disinnescare. E, soprattutto, potenzialmente molto pericolosa per l’Europa. Il meccanismo su cui si reggono i gruppi come BlackRock è chiaro: la vera forza non risiede nel capitale, che peraltro è enorme e in molti casi multiplo del PIL di diversi stati (Italia compresa), ma nel portafoglio dei risparmiatori diffusi.
Il 95% dei portafogli pensionistici italiani contiene titoli Nvidia, coerentemente con lo schema della canalizzazione del risparmio globale verso i mercati finanziari statunitensi. E il tutto è collegato all’esplosione verticale del debito pubblico americano, che ad oggi ammonta a più di 40mila miliardi e ha registrato un incremento di oltre 5mila miliardi in poco più di un anno e mezzo.
Lo scenario attuale è critico: in un mercato in cui è sparita la compravendita di titoli di stato americani, è in atto un cortocircuito finanziario rilevante. Infatti da un lato il presidente Trump, attraverso il segretario del Tesoro, sta mettendo in atto la strategia del buyback: sostanzialmente, ricompra i titoli del debito per evitare un’eccessiva svalutazione. D’altro canto, il presidente della FED alza i tassi di interesse sempre con lo scopo di evitare una perdita di valore dei titoli di stato. Una situazione surreale e contraddittoria: si potrebbe parlare di guerra civile finanziaria. E parrebbe non essere solo un momento negativo: le politiche belliche del presidente Trump peggiorano e peggioreranno sempre di più la situazione economica americana.
Il boccaglio americano che impedisce all’economia di collassare, dando un filo d’aria a un contesto asfissiante, sono proprio i gruppi di investimento. BlackRock, Vanguard e State Street, che di fatto hanno le mani nei portafogli e nei risparmi diffusi di mezzo mondo (ma forse anche di tre quarti) inseriscono nei loro pacchetti di obbligazioni titoli di stato americani. Da un lato, tengono sotto controllo la crescita del debito. Dall’altro, rendono Washington dipendente da questo tipo di operazione, eseguibile solo da loro. Tant’è che Donald Trump, la cui volontà è sempre stata quella di emanciparsi dai grossi gruppi finanziari e prediligere un’economia di diverso tipo, è stato costretto a tornare sui propri passi. Chiaramente i rischi non mancano, anzi. Ai gruppi di investimento spetta anche il compito di finanziare la bolla di Wall Street, e di tenere alti titoli di aziende ad alta capitalizzazione proprio come Nvidia.
E tutto questo, finanziato con i soldi dei risparmiatori diffusi, mette BlackRock e gli altri in una posizione dominante sia riguardo l’economia che la politica globali, e espone a grande rischio i risparmiatori di tutto il mondo. «Dobbiamo svincolarci da una situazione di questo tipo», avverte Volpi.
Ma lo sguardo complessivo non è dei migliori.