«Sì, io ero fra il pubblico nel 1998: mi incuriosiva il fatto che ci fosse un autore portoghese a Mantova, e da quel momento ho adorato i libri di José Saramago» risponde una signora alla domanda di
Pilar del Río
, se fra il pubblico di oggi ci sia qualche spettatore di allora. Pilar del Río, infatti, partecipò alla seconda edizione di Festivaletteratura, ventuno anni fa, insieme a suo marito, il defunto scrittore
José Saramago
.
https://archivio.festivaletteratura.it/occorrenze/1148-jose-saramago-n-1998-09-13-126
Appena una decina di giorni dopo, fra l’altro, la coppia avrebbe festeggiato un grande successo: il conferimento del Premio Nobel per la Letteratura 1998 a José Saramago, prima volta per un autore portoghese.
https://www.repubblica.it/online/cultura_scienze/nobel/nobel/nobel.html
Una notizia che, tutto sommato, l’autore liquidò con una certa freddezza, annotandola sbrigativamente sotto la data dell’8 ottobre nel suo diario, Il diario dell’anno del Nobel (Feltrinelli, 2019). Quest’opera, che sembrava perduta, costituisce il sesto e ultimo dei quaderni composti sull’isola di Lanzarote, è riemerso recentemente da un vecchio computer ed è stato fatto pubblicare da Pilar, alla quale è dedicato.
https://twitter.com/festletteratura/status/1169704547561955329
La vedova di Saramago ricorda le origini umili del marito, che «non era destinato a diventare uno scrittore» , eppure lo divenne eccome, a forza di letture in biblioteca. Lui, però, sosteneva di essere diventato autore solo a sessant’anni, con la pubblicazione di Memoriale del Convento (Feltrinelli, 2010). Senza dubbio, un passaggio fondamentale fu l’acquisizione del suo particolare stile di esposizione - o meglio: di ascolto - della volontà dei personaggi: in una percezione polifonica della realtà , l’autore lascia che i suoi personaggi si palesino da sé, presta attenzione, sa intonare fra di loro le voci che si sovrappongono nel discorso indiretto libero.
https://twitter.com/feltrinellied/status/1169692202857095173
Un’altra nota che merita
attenzione nel processo creativo di Saramago è il fatto che
tutti i suoi libri
nascono da ipotesi
, anche assurde, che danno origine a titoli, e poi a romanzi
interi: così, la domanda «e se fossimo tutti ciechi?» sta alla base dell’ispirazione
per
Cecità
(Feltrinelli, 2013), oppure «e se Gesù Cristo non fosse Dio,
bensì un profeta?» è il punto di partenza per
Il Vangelo secondo Gesù Cristo
(Feltrinelli, 2014). Proprio per questo suo interrogarsi sugli aspetti della
vita che lo preoccupavano, il Premio Nobel portoghese
si sentiva forse più
saggista che romanziere
, e dichiarava «a me piace raccontare le storie, ma le
storie non mi bastano».